Progetto “Quattro Borghi”
Grande successo di pubblico alla presentazione dl progetto di marketing turistico “Quattro Borghi, emozione autentica”,…
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Conoscere un luogo è anche assaggiarne la gastronomonia. Compito prelibato nella terra ligure, in cui i prodotti locali sono valorizzati con fantasia. Costa ed entroterra fanno a gara per conquistare il palato e non occorre essere golosi per apprezzare il meglio che la cucina ha in serbo.
Le radici della regione sono fortemente legate alla terra, adibita a colture biologiche, sane e gustose. A partire dalle olive, vero vanto locale che si è guadagnato anche una denominazione ad hoc dall’Unione Europea.
Dal 1200 gli oliveti si estendono nel Ponente; l’olio ligure, di colore giallo paglierino, ha una fragranza fruttata che non copre i sapori ma li esalta con leggerezza. La varietà tipica del Finalese è la Taggiasca, da cui nasce l’olio extravergine, non filtrato, molinato nel frantoio a pietra. Direttamente da produttori e frantoiani è possibile acquistare non solo l’olio ma anche patè d’olive, pesto e olive in salamoia, patè di acciughe.
Ha varcato i confini della regione la celebre focaccia: morbida o croccante, liscia o aromatizzata, col formaggio o alle cipolle, col rosmarino o con le olive. Con una nota speciale per la farinata, impasto di ceci, olio e acqua che deve le sue origini all’epoca saracena e per la cima, antica pietanza contadina anch’essa, fatta con una tasca di carne di vitellone, riempita con un impasto a base di bietole o erbette e uova, cucita sapientemente a mano, bollita e una volta affettata appetitoso antipasto o succulento secondo servito freddo.
La pasta, poi, è una delizia: trofie, trenette e pansotti sono fatti sempre rigorosamente a mano. Infine un cenno ai piatti di carne, che nell’entroterra e nei borghi sono di prima qualità in quanto derivati da animali da cortile o da fattoria allevati a terra.
Il pesce poi è sempre fresco e fragrante. Dalla spigola al baccalà, può essere ingrediente di una zuppa saporita o accompagnato da verdure ripiene.
Il segreto per valorizzarlo è immediato: un buon calice di vino bianco servito fresco. Nel Finalese tre sono le etichette autoctone, a partire dal Lumassina, che proviene da uve in parte acerbe che gli conferiscono un retrogusto acidulo. Il Vermentino classico è ottimo per sposare pesce e antipasti di mare. Infine il Nostralino, che varia di vallata in vallata in base ai singoli vitigni.
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